Quale pozione magica di una strega, sia nel lontano Medioevo che ai giorni nostri, non è costituita da un po' della famosa Atropo Belladonna, l'insidiosa pianta dalle piccole bacche nere? Non c'è che dire, il suo è un nome seducente che fa pensare a una bellissima pianta dai grandi fiori rossi che emerge dalla uniforme folla di banali erbe anonime. Ma non è così. La Belladonna è una semplice pianta alta circa 100-150 cm, dai pochi e piccoli fiori color marrone-violetto con sfumature crema e dai rotondi frutti neri anch'essi piuttosto piccoli. Tuttavia ha una particolarità che la rende davvero affascinante e diversa da molte altre piante che la circondano: ogni sua parte, dalle foglie ai frutti, è velenosissima e se ingerita può rivelarsi molto pericolosa. Infatti contiene veleni alcaloidi che agiscono direttamente sul sistema nervoso, provocando dapprima aumento del battito del cuore, poi stato di coma e quindi arresto cardiaco.
Le sue bacche venivano comunque utilizzate nel Rinascimento dalle dame e signore altolocate (da qui il nome belladonna) per procurarsi la dilatazione delle pupille così da rendere più affascinante e intenso il loro sguardo. Il nome Atropa deriva invece da una delle tre parche, Atropo, quella che taglia il filo della vita.
Comunque, nonostante sia una pianta velenosa, la Belladonna è usata anche, con molta cautela e solo dal medico, per scopi officinali. Infatti agendo proprio sul sistema nervoso, può essere utile come antispasmodico e come antidepressivo. E' inoltre utilizzata anche esternamente per curare le contusioni.